Appropriazione indebita se l’amministratore usa i saldi attivi per spese di altri condomini

Integra il delitto di appropriazione indebita sia la condotta dell’amministratore di più condomini che, senza autorizzazione, utilizzi i saldi dei conti attivi dei singoli condomini per esigenze di altri condomini amministrati, in quanto tale condotta comporta di per sé la violazione del vincolo di destinazione impresso al denaro al momento del suo conferimento, sia quella dell’amministratore che prelevi delle somme di denaro depositate sui conti correnti dei singoli condomini, dei quali egli abbia piena disponibilità per ragioni professionali, con la coscienza e volontà di farle proprie a pretesa compensazione con un credito di gran lunga inferiore alla somma così indebitamente trattenuta.

Il principio è stato richiamato e fatto proprio dalla Corte di cassazione, Sezione 2 Penale, con la sentenza del 19 febbraio 2021, n. 6577, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Milano.

La vicenda

La pronuncia di legittimità in esame ha avuto origine dal fatto che la Corte d’appello di Milano, con sentenza del 2019, ha parzialmente riformato la sentenza pronunciata dal Tribunale di Milano resa nel 2018 riducendo e rideterminando la pena e l’entità del risarcimento del danno riconosciuto alla parte civile e ha confermato nel resto la condanna nei confronti di Bruto cassio in relazione al reato di cui all’art. 646 cod. penale.

Avverso la sentenza d’appello ha proposto ricorso per la cassazione l’imputato che, a mezzo del difensore, ha dedotto cinque motivi.

I motivi di ricorso

Sono qui di interesse il primo e secondo motivo mendiate i quali la difesa ricorrente ha dedotto la violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all’art. 646 cod. pen.

La difesa ha rilevato che l’imputato non aveva lo scopo di procurarsi un ingiusto profitto ma, al più, quello di utilizzare le somme per poter effettuare dei pagamenti di altri condomini dallo stesso amministrati, condotta questa imposta dalla difficoltà economica nella quale lo stesso versava.

Sotto tale profilo, pertanto, la conclusione della Corte d’appello in ordine alla sussistenza degli elementi costituivi del reato sarebbe errata.

La motivazione della sentenza impugnata sul punto, d’altro canto, facendo riferimento alla “compensazione di anticipazione di denaro” compiute per spese sostenute nell’interesse del condominio, sarebbe contraddittoria e fondata su di un travisamento della prova.

La norma violata

Articolo 646 Codice penale
Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro 1.000 a euro 3.000 (2 ).
Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena è aumentata.
[Si procede d’ufficio, se ricorre la circostanza indicata nel capoverso precedente o taluna delle circostanze indicate nel n. 11 dell’articolo 61.] (1 ) (1) Comma abrogato dall’art. 10, comma 1, D.Lgs. 10 aprile 2018, n. 36.
(2) Comma modificato dall’art. 1, comma 1, lett. u), L. 9 gennaio 2019, n. 3, a decorrere dal 31 gennaio 2019.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata sentenza n. 6577 del 2021, ha ritenuto i motivi non fondati e ha rigettato il ricorso.

La motivazione

Sul punto il Collegio ha precisato che la Corte d’appello, la cui motivazione si salda ed integra con quella del giudice di primo grado, ha infatti fornito corretta e congrua risposta alle critiche contenute nell’atto di appello ed ha esposto gli argomenti per cui queste non erano coerenti con quanto emerso nel corso dell’istruttoria dibattimentale.

Come correttamente evidenziato nel provvedimento impugnato, «integra il delitto di appropriazione indebita sia la condotta dell’amministratore di più condomini che, senza autorizzazione, utilizzi i saldi dei conti attivi dei singoli condomini per esigenze di altri condomini amministrati, in quanto tale condotta comporta di per sé la violazione del vincolo di destinazione impresso al denaro al momento del suo conferimento (Corte di cassazione, Sez. 2, n. 57383 del 17/10/2018, Beretta, Rv. 274889), sia quella dell’amministratore che prelevi delle somme di denaro depositate sui conti correnti dei singoli condomini, dei quali egli abbia piena disponibilità per ragioni professionali, con la coscienza e volontà di farle proprie a pretesa compensazione con un credito di gran lunga inferiore alla somma così indebitamente trattenuta (Corte di cassazione, Sez. 2, n. 12618 del 13/12/2019, dep. 2020, Marcoaldi, Rv. 278833).

In tali ipotesi, infatti, come nel caso in esame, nel quale lo stesso ricorrente ha confermato di aver consapevolmente destinato le somme ricevute dai condomini per fini diversi da quelle per le quali le aveva ricevute, sussistono l’elemento materiale, costituito dalla gestione delle somme come dominus, e l’elemento psicologico, il dolo generico, del reato di appropriazione indebita.

Diversamente da quanto indicato nel ricorso, la motivazione non è contraddittoria e le dichiarazioni rese dall’imputato non sono state travisate.

Il provvedimento impugnato, infatti, fa riferimento alle spiegazioni fornite dal ricorrente ed evidenzia le ragioni giuridiche e di fatto per le quali queste confermano comunque la sussistenza degli elementi costitutivi del reato.

I precedenti

In tema di condominio e di appropriazione indebita posta in essere dall’amministratore si segnala la decisione della Corte di Cassazione, Sezione II Penale, con la sentenza del 7 maggio 2018, n. 19729  in commento in: «Condominio: appropriazione indebita per l’amministratore che “distrae” denaro dal conto» la quale ha chiarito che è ravvisabile un’oggettiva interversione del possesso ogni qualvolta l’amministratore di condominio, anziché dare corso ai suoi obblighi, dia alle somme a lui rimesse dai condomini una destinazione incompatibile con il mandato ricevuto.

La stessa ha chiarito che l’amministratore di condominio, instaura con i condomini un rapporto di mandato in virtù del quale può ricevere dai condomini somme di denaro al fine di provvedere all’esecuzione di specifici pagamenti o da riversare nella cassa condominiale onde far fronte alle spese di gestione del condominio secondo i bilanci approvati dall’assemblea. Pertanto, l’amministratore commette il delitto di appropriazione indebita quando, anziché dare corso ai suoi obblighi, dia alle somme a lui rimesse dai condomini una destinazione del tutto incompatibile con il mandato ricevuto e coerente invece con sue finalità personali.

Allo stesso modo, Corte di Cassazione, Sezione II penale, con la sentenza del 15 febbraio 2018, n. 7438, in commento in: «Condominio: appropriazione indebita per l’amministratore che effettua “prelievi” ingiustificati» ha affermato che  integra il reato di appropriazione indebita la condotta dell’amministratore del condominio che, avendo ricevuto dei condomini gli importi relativi al pagamento di spese, vengono utilizzati dallo stesso per scopi diversi da quelli per i quali erano stati conferiti. Con ciò confermando che il prelievo dal conto corrente acceso presso la Banca intestato al condominio amministrato e l’utilizzo per scopi diversi da quelli istituzionali determinano il reato.

Tra i precedenti più remoti si segnala anche Corte di Cassazione, Sezione II Penale, con la sentenza del 3 luglio 2015, n. 28545, la quale in una fattispecie ove vi era stata condanna per l’amministratore era stato accusato di  essersi, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, appropriato della somma complessiva di circa euro 77.992,88, utilizzandola per pagare propri debiti personali, prelevandola dal conto corrente acceso presso la Banca intestato al condominio amministrato, ha avuto modi di precisare che “la giurisprudenza ha reiteratamente rilevato che, l’amministratore di condominio è imputabile per il delitto di appropriazione indebita nel momento in cui si appropri indebitamente di parte delle somme riscosse dai condomini per le spese comuni, distraendo il denaro per finalità estranee al suo ruolo di amministratore ed omettendo poi di restituirlo”.

Vai alla decisione

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione 2 Penale, con la sentenza del 19 febbraio 2021, n. 6577

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

    Arricchisci l'argomento con un tuo commento!

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

    error: Il contenuto è protetto!