Appalto lavori e vizi progettuali: la Cassazione fissa i limiti della responsabilità del direttore dei lavori




Il direttore dei lavori esercita in luogo del committente quei medesimi poteri di controllo sull’attuazione dell’appalto che questi ritiene di non poter svolgere di persona. La connotazione precipuamente tecnica di tale obbligazione di sorveglianza lo obbliga a vigilare affinché l’opera sia eseguita in maniera conforme al progetto, al capitolato e alle regole della buona tecnica, ma non lo rende per ciò solo corresponsabile con l’appaltatore per i difetti dell’opera derivanti da vizi progettuali, salvo egli sia stato espressamente incaricato dal committente di svolgere anche l’attività, aggiuntiva rispetto a quella costituente l’oggetto della sua normale prestazione, di verificare la fattibilità e l’esattezza tecnica del progetto.


E’ quanto ha stabilito la corte di Cassazione, Sezione II Civile, con la sentenza del 19 settembre 2016, n. 18285, mediante la quale ha accolto il ricorso e cassato quanto già deciso dalla Corte d’appello di Milano

La vicenda

La pronuncia traeva origine dal fatto che i signori ALFA e BETA, assegnatari di un alloggio della Cooperativa Edilizia XXX a r.l., per il quale avevano già corrisposto più dei due terzi del prezzo, lamentando difetti di costruzione dell’immobile (che avevano determinato formazione di muffe e macchie di umidità) agivano nei confronti di detta cooperativa affinché fosse condannata a eliminarli e a risarcire il danno sofferto. Nel resistere in giudizio la Cooperativa Edilizia XXX a r.l. chiamava in garanzia impropria l’impresa costruttrice, YYY s.r.I., e il direttore dei lavori, geom. GAMMA.

L’adito Tribunale di Milano con sentenza definitiva n. 13000/05 condannava la cooperativa al pagamento in favore degli attori della somma di euro 47.000,00, la YYY s.r.l. a tenere indenne la cooperativa, mentre rigettava le domande proposte dalla cooperativa e da detta società nei confronti del geom. GAMMA, direttore dei lavori.

A seguito di atto di impugnativa la Corte d’appello di Milano, accoglieva, invece, riformando in parte qua la sentenza di primo grado, la domanda di condanna del direttore lavori.

Osservava la Corte territoriale, limitatamente a quanto ancora rileva in questa sede di legittimità, che mentre il primo c.t.u.  nominato aveva concluso nel senso di una corretta tecnica costruttiva, il secondo c.t.u. aveva invece ascritto la formazione delle muffe e delle macchie di umidità ad un’errata valutazione in fase progettuale degli scambi igrotermici tra l’ambiente esterno e quello interno, e all’assenza di un corretto isolamento termico e/o alla totale assenza di materiale isolante nelle zone di discontinuità costruttiva, poiché nel calcolo di progetto dell’isolamento termico non era stato mai inserito uno strato di isolante termico, polistirene, polistirolo o lana di vetro.

Ciò posto, «alla responsabilità della società appaltatrice, che non aveva rilevato e segnalato alla cooperativa committente tali errori di progettazione, doveva aggiungersi in pari misura quella del direttore dei lavori, per non aver sorvegliato che le opere fossero realizzate senza difetti costruttivi e per non essersi reso conto dell’errore di progettazione».

Per la cassazione di tale sentenza gli eredi del geom. GAMMA, propongono ricorso, affidato a tre motivi.

Con il primo motivo denunciano la violazione degli arti. 1669 e 2236 c.c., in relazione all’art. 360, n. 3 c.p.e. Sostiene parte ricorrente che il principio di diritto richiamato nella sentenza impugnata, secondo cui il direttore dei lavori è tenuto a svolgere la sua attività per assicurare che l’opera sia realizzata in maniera conforme al capitolato e alle regole tecniche, è stato applicato oltre i suoi confini naturali. Affermare che il direttore dei lavori non progettista debba valutare anche la correttezza tecnica del progetto predisposto da altro professionista a ciò specificamente abilitato e incaricato, costituisce un’erronea interpretazione dell’art. 1669 c.c.

Infatti, «il direttore dei lavori nominato dal committente è figura deputata alla sorveglianza delle opere conformemente a un progetto cui, però, egli resta estraneo e della cui correttezza non è chiamato a rispondere. Richiama, al riguardo Corte di Cassazione n. 3051/80 (sui compiti del direttore dei lavori) e conclude che dei difetti dell’opera il direttore dei lavori può essere ritenuto responsabile solo per omessa vigilanza, non quando, come nello specifico, essi siano ascrivibili a un vizio di progettazione».

La decisione

La Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi, mediante la citata sentenza n. 18285/2016, ritiene che  il primo motivo è fondato.

Come esattamente sostiene parte ricorrente, la Corte ha avuto modo di affermare che «negli appalti di opere edilizie, la figura del direttore dei lavori per conto dell’appaltatore è diversa da quella del direttore dei lavori per conto del committente: mentre il primo, quale collaboratore professionale dell’imprenditore, ha il dovere di provvedere, dal punto di vista tecnico, all’esecuzione dell’opera, organizzando e vigilando che essa si svolga in modo non pericoloso per gli addetti ai lavori ed i terzi, il secondo ha soltanto il compito di controllare la corrispondenza dell’opera al progetto, rispondendo dell’adempimento di tale obbligo solo verso il committente a norma dell’art. 2236 c.c., e, pertanto, ove abbia esercitato il compito suddetto, non può essere ritenuto responsabile con l’appaltatore dei danni derivati al committente dalla difettosa esecuzione dell’opera e dall’imprudente svolgimento dei lavori diretti al compimento di essa» (Corte di Cassazione, sentenza n. 3051/80).

Non sostiene, a ben leggere, cosa diversa Corte di Cassazione, sentenza n. 15124/2001, secondo cui «il direttore dei lavori è tenuto, in virtù delle competenze tecniche di cui deve essere in possesso per l’incarico affidatogli, ad una diligentia quam in concreto, da esplicare per l’accertamento della conformità sia della progressiva realizzazione dell’opera al progetto, sia delle modalità dell’esecuzione di essa al capitolato e/o alle regole della tecnica, con la conseguenza che egli non si sottrae a responsabilità ove ometta di vigilare e di impartire le opportune disposizioni al riguardo, nonché di controllarne l’ottemperanza da parte dell’appaltatore ed, in difetto, di riferirne al committente».

Nell’un caso come nell’altro, e sia pure sotto diversi angoli visuali, i suddetti precedenti lasciano intendere la medesima conclusione, vale a dire che il direttore dei lavori per conto del committente non risponde insieme con l’appaltatore del risultato finale, costituito dall’opus oggetto dell’appalto, diverso e più limitato essendo il suo ambito di responsabilità.

Precisa, inoltre, la Suprema Corte che «il direttore dei lavori esercita in luogo del committente quei medesimi poteri di controllo sull’attuazione dell’appalto che questi ritiene di non poter svolgere di persona. La connotazione precipuamente tecnica di tale obbligazione di vigilanza non lo rende, però, corresponsabile della fattibilità dell’opera insieme con l’appaltatore, il quale soltanto ne risponde in base ai (e nei limiti dei) noti principi elaborati dalla giurisprudenza di questa Corte, anche quando il progetto da realizzare sia stato redatto da terzi» (cfr. ex multis, Corte di Cassazione, nn. 1981/16 e 12995/06). Una cosa, infatti, è l’obbligo vigilare affinché l’opera sia realizzata in maniera conforme alle regole dell’arte, al progetto e al capitolato d’appalto; altra è l’obbligo di rilevare le eventuali carenze o i possibili difetti da cui sia affetto lo stesso progetto.

Ne scaturisce il seguente principio di diritto: «il direttore dei lavori esercita in luogo del committente quei medesimi poteri di controllo sull’attuazione dell’appalto che questi ritiene di non poter svolgere di persona. La connotazione precipuamente tecnica di tale obbligazione di sorveglianza lo obbliga a vigilare affinché l’opera sia eseguita in maniera conforme al progetto, al capitolato e alle regole della buona tecnica, ma non lo rende per ciò solo corresponsabile con l’appaltatore per i difetti dell’opera derivanti da vizi progettuali, salvo egli sia stato espressamente incaricato dal committente di svolgere anche l’attività, aggiuntiva rispetto a quella costituente l’oggetto della sua normale prestazione, di verificare la fattibilità e l’esattezza tecnica del progetto».

 

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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