All’amministratore occorre un mandato dell’assemblea condominiale per presentare querela



L’amministratore del condominio può presentare querela solo se l’assemblea condominiale gli conferisce espresso mandato, in quanto la querela non rientra tra gli atti di gestione dei beni o di conservazione dei diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio e, pertanto, deve escludersi che, in assenza dello speciale mandato previsto dagli articoli 122 e 336 del  codice di procedura penale, tale diritto possa essere esercitato da un soggetto diverso dal suo titolare.



E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione VI Penale, con la sentenza del 20 gennaio 2016, n. 2347,rigettando il ricorso e confermando quanto già stabilito dalla Corte d’appello di Catania con sentenza n. 1919/2014.

La vicenda

La pronuncia trae origine dal fatto che la terza sezione penale della Corte di Appello di Catania ha riformato la sentenza con la quale il Tribunale di Catania aveva riconosciuto l’imputato colpevole del reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice (art.388, comma 2, codice penale) e, accogliendo l’appello dell’imputato, ha dichiarato non doversi per mancanza di valida querela.

A questa conclusione la Corte è pervenuta ritenendo che l’amministratore del condominio danneggiato dalla condotta attribuita all’imputato, avesse sporto querela non valida poiché privo della procura speciale richiesta dagli artt. 336 e 122 codice procedura penale.

In particolare, ha evidenziato che nel numero sette del verbale di assemblea del condominio del 30/10/2006 è scritto «l’assemblea, per le opere realizzate dal condomino XXX per le ulteriori eventuali azioni da intraprendere si riserva di attendere le risultanze delle attività peritali che verranno svolte domani 31 ottobre, conferendo ogni più ampio mandato all’amministratore per la miglior tutela del condominio stesso», osservando che una tale generica delega, peraltro nell’attesa della summenzionata attività istruttoria, non vale a costituire una procura speciale.

Il motivo di ricorso

Avverso tale pronuncia l’imputato condannato nel merito proponeva ricorso per cassazione con un unico motivo chiedendo l’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata lamentando che la delibera dell’assemblea del condominio sopra richiamata valga idoneamente a conferire all’amministratore del condominio il potere di tutelare gli interessi del condominio.

La decisione

La Corte di Cassazione chiamata a pronunciarsi sulla vicenda, con la richiamata sentenza n. 2347/2016, stabiliva che «Poiché il condominio degli edifici non è un soggetto giuridico dotato di una personalità distinta da quella dei suoi partecipanti ma uno strumento di gestione collegiale degli interessi comuni dei condomini, la volontà di presentare querela per un fatto lesivo di uno di questi interessi comuni deve esprimersi attraverso tale strumento di gestione collegiale.

L’amministratore esplica, come mandatario dei condomini, soltanto le funzioni esecutive, amministrative, di gestione e di tutela dei beni e servizi a lui attribuite dalla legge, dal regolamento di condominio o dall’assemblea, ex articoli 1130 e 1131, comma 1, codice civile, e esclusivamente nell’ambito di queste ha la rappresentanza dei condomini e può agire in giudizio.

Ed ancora la Suprema Corte, richiamando specifiche precedenti pronunce, ha modo di precisare che l’amministratore condominiale «anche quando concerne un fatto lesivo del patrimonio condominiale, la querela non rientra tra gli atti di gestione dei beni o di conservazione dei diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio e, poiché costituisce un presupposto della validità del promovimento dell’azione penale e non un mezzo di cautela processuale o sostanziale e il relativo diritto compete in via strettamente personale alla persona offesa dal reato, deve escludersi che, in assenza dello speciale mandato previsto dagli articoli 122 e 336 del  codice di procedura penale, tale diritto possa essere esercitato da un soggetto diverso dal suo titolare.

Ne deriva che per essere valida la presentazione di una querela in relazione a un reato commesso in danno del patrimonio condominiale richiede uno specifico incarico conferito all’amministratore dall’assemblea del condomini» (Corte di Cassazione, Sezione II Penale, sentenza n.6 del 29.11.2000;  e Corte di Cassazione, Sezione V Penale, sentenza n.6197 del 26.11.2010).

Nel caso in esame neanche risulta che si fosse formata una volontà dei condomini di promuovere querela. Infatti, la delibera sopra richiamata esprime una volontà ipotetica «per le eventuali azioni da intraprendere», condizionata a dati ancora da acquisire «si riserva di attendere le risultanze delle attività peritali» e generica e programmatica «conferendo ogni più ampio mandato all’amministratore per la miglior tutela del condominio stesso», non ancora la specifica volontà di perseguire penalmente l’autore del fatto lesivo degli interessi del condominio e di incaricare l’amministratore di sporgere querela.

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Ecco il link a: Corte di Cassazione, Sezione VI Penale, con la sentenza del 20 gennaio 2016, n. 2347

 

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Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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