Acquisto della qualità di erede: la “delazione” è presupposto non sufficiente

In tema di successioni “mortis causa”, la delazione che segue l’apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è da sola sufficiente all’acquisto della qualità di erede, essendo necessaria l’accettazione da parte del chiamato, mediante “aditio” o per effetto di una “pro herede gestio”, oppure la ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 485 c. c.

Nell’ipotesi di giudizio instaurato nei confronti del preteso erede per debiti del “de cuius”, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all’art. 2697 c. c., l’onere di provare l’assunzione della qualità di erede, che non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non operando alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità.

Il principio di diritto è stato richiamato e fatto proprio dalla Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, con l’ordinanza del 12 febbraio 2021, n. 3765, mediante la quale ha rigettato il ricorso e confermato la decisione della Corte d’appello di Milano.

La vicenda

La pronuncia di legittimità in esame ha avuto origine dal fatto che Fulgenzio, dopo avere eseguito, nel corso dell’anno 2006, dei lavori edili per conto di Venanzio, che li aveva avuti a sua volta in appalto dal proprietario, non ottenne l’intero compenso dovutogli, pari ad oltre trentamila curo, ricevendo dal Venanzio la sola somma di cinquemila euro.

A seguito del decesso di Venanzio, Fulgenzio convenne in giudizio, dinanzi al Tribunale di Milano, con citazione del 2013, Livia, vedova di Venanzio.

Il Tribunale di Milano, nella contumacia di Livia, istruita la causa, anche con consulenza tecnica di ufficio, condannò Livia alla corresponsione di oltre ventisettemila euro, corrispondente all’importo del residuo compenso dovuto a Fulgenzio.

Su impugnazione di Livia la Corte di appello di Milano, con la sentenza n. 1938 del 2019, riformò la sentenza di primo grado pronunciando la carenza di legittimazione passiva di Livia.

La Corte territoriale ha rilevato che al procuratore di Fulgenzio l’atto di rinuncia, da parte di Livia, all’eredità del defunto marito Venanzio era stato comunicato sin dal 13/02/2014.

La rinuncia all’eredità era stata effettuata, prosegue la Corte di Appello, prima dell’inizio dell’azione in primo grado, precisamente il 15/02/2011 (e recava r.g. 1467/2011 e cron. n. 389/2011), dinanzi al Cancelliere del Tribunale di Milano e di ciò era stato reso edotto anche Fulgenzio, nel corso del giudizio di primo grado, in data 09/04/2015, in quanto il giudice di prime cure aveva chiesto di provare se Livia avesse o meno accettato l’eredità.

Avverso la sentenza della Corte d’appello Fulgenzio ha proposto ricorso, con atto affidato a unico motivo.

Il motivo di ricorso

Con l’unico motivo il ricorrente ha dedotto la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 81, 112 e 345 cod. proc. civ. in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3 cod. proc. civ., in quanto la Corte d’appello avrebbe illegittimamente ritenuta infondata l’eccezione, proposta da Fulgenzio, di tardività della prospettazione da parte di Livia di carenza di legittimazione passiva.

La decisione in sintesi

La Corte di cassazione, mediante la menzionata ordinanza n. 3765 del 2021, ha ritenuto il motivo non fondato e ha rigettato il ricorso.

La motivazione

La Corte d’appello ha richiamato al termine della motivazione, l’orientamento oramai stabile della Corte, in termini di contestazione della titolarità del rapporto controverso (Corte di cassazione, Sez. Un. n. 02951 del 16/02/2016 Rv. 638372 – 01) secondo il quale: «Le contestazioni, da parte del convenuto, della titolarità del rapporto controverso dedotte dall’attore hanno natura di mere difese, proponibili in ogni fase del giudizio, senza che l’eventuale contumacia, o tardiva costituzione, assuma valore di non contestazione o alteri la ripartizione degli oneri probatori, ferme le eventuali preclusioni maturate per l’allegazione e la prova di atti impeditivi, modificativi od estintivi della titolarità del diritto non rilevabili dagli atta».

Il Collegio ha inteso dare continuità al detto orientamento, rilevando tuttavia la carenza di titolarità del diritto e non della legittimazione passiva, in capo a Livia.

Con specifico riferimento alla chiamata all’eredità la Cassazione ha affermato, pure di recente, e ribadendo orientamento risalente (Corte di cassazione, n. 21346 del 30/08/2018 Rv. 650214 – 01): «In tema di successioni “mortis causa”, la delazione che segue l’apertura della successione, pur rappresentandone un presupposto, non è da sola sufficiente all’acquisto della qualità di erede, essendo necessaria l’accettazione da parte del chiamato, mediante “aditio” o per effetto di una “pro herede gestio”, oppure la ricorrenza delle condizioni di cui all’art. 485 c. c.

Nell’ipotesi di giudizio instaurato nei confronti de/preteso erede per debiti del “de cuius”, incombe su chi agisce, in applicazione del principio generale di cui all’art. 2697 c. c., l’onere di provare l’assunzione della qualità di erede, che non può desumersi dalla mera chiamata all’eredità, non operando alcuna presunzione in tal senso, ma consegue solo all’accettazione dell’eredità, espressa o tacita, la cui ricorrenza rappresenta un elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità. (Nel caso all’esame la S. C. ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto provata l’assunzione della qualità di erede del convenuto in forza della mancata risposta all’invito di pagare il debito ovvero della mancata allegazione da parte di quest’ultimo della rinuncia all’eredità.)».

La decisione della Corte territoriale ha fatto corretta applicazione anche del richiamato orientamento.

Vai alla decisione

Ecco il link a: Corte di cassazione, Sezione 6 Civile, ordinanza del 12 febbraio 2021, n. 3765

 

Avv. Amilcare Mancusi

Ciao, sono un avvocato civilista, ideatore e curatore del sito Punto di Diritto. Sono custode e delegato alle vendite presso il Tribunale di Nocera Inferiore. Mi occupo di consulenza e assistenza legale in materia di recupero crediti ed esecuzioni immobiliari, problematiche condominiali (sono stato amministratore di diversi condomini), risarcimento danni, famiglia, successioni e volontaria giurisdizione, consulenza alle aziende (anche in tema di sistemi di videosorveglianza e cessione di ramo). Ho fornito consulenza, in maniera residuale, in materie giuslavoristiche, amministrative e tributarie. Nel tempo libero sono un runner dilettante e leggo con piacere noir e gialli italiani o romanzi di grandi autori moderni.

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